QUANDO LA FIDUCIA DIVENTA UN PERICOLO

“L’impostore” di Martin Griffin

L’impostore – Martin Griffin (Giunti, 2023)

Reime Yorke sta per affrontare la sua ultima notte di servizio come receptionist all’Hotel Mackinnon. Il giorno seguente l’attende un volo per il Cile, dove spera di ricominciare dopo la morte del fratello Cameron. La scelta di abbandonare il suo lavoro all’Università di Edimburgo, nel dipartimento di psicologia, è legata proprio a Cameron: anni prima era stato incarcerato nella prigione poco distante dall’hotel, un luogo che continua a pesare sul suo passato.

Quella che dovrebbe essere solo un’ultima notte di lavoro viene però sconvolta dalla tempesta Ezra, che porta con sé una bufera di neve. L’hotel, ormai quasi vuoto in vista della chiusura stagionale, ospita soltanto due clienti. Proprio mentre Reime si prepara a partire, qualcuno suona al campanello: è un poliziotto, Don Gains, ferito e infreddolito, che racconta di un incidente dal quale è fuggito un detenuto pericoloso. Reime, pur diffidente, decide di accoglierlo. Poco dopo, però, un secondo uomo si presenta alla porta, dichiarando anche lui di essere Don Gains. Da qui si apre il cuore del mistero: chi è il vero poliziotto, e chi invece il criminale in fuga?

A complicare ulteriormente le cose, una degli ospiti dell’albergo è sparita da ore e Reime può contare solo sull’aiuto di Jaival Parik, l’altro cliente. Ma anche in questo caso i dubbi si moltiplicano: è davvero un alleato o nasconde a sua volta qualcosa? È proprio questo il filo che regge la tensione del romanzo: l’incertezza su chi sia degno di fiducia, e se la protagonista sia realmente sola oppure circondata da potenziali complici del fuggitivo.

La costruzione della trama richiama inevitabilmente la commedia teatrale Trappola per topi di Agatha Christie, dove un gruppo di sconosciuti resta intrappolato in un albergo con la consapevolezza che uno di loro è un assassino. L’atmosfera, invece, si avvicina a quella di Shining: isolamento, neve, e l’inquietudine di uno spazio che da rifugio diventa trappola. Peccato, però, che in alcuni momenti la narrazione perda ritmo: Martin Griffin indugia spesso in descrizioni dettagliate che, se da un lato rafforzano il senso di claustrofobia e la suggestione notturna, dall’altro rischiano di appesantire la lettura.

Uno degli aspetti più originali, e forse meno sfruttati, è il background di Reime come psicologa: attraverso il suo sguardo entrano in scena concetti di psicologia cognitiva, come il “bias di conferma” ovvero:

“la tendenza a interpretare le informazioni in modo da confermare le nostre precedenti convinzioni.”(pag. 79)

Aggiunte che arricchiscono la trama e rendono il lettore partecipe non solo della suspense, ma anche di dinamiche mentali affascinanti. Sarebbe stato interessante se l’autore avesse spinto maggiormente su questo elemento, trasformando il thriller in una vera indagine psicologica.

Il punto debole rimane il finale. A un certo momento sembra aprirsi la possibilità di uno sviluppo sorprendente, che avrebbe potuto esaltare la manipolazione mentale e la pericolosità del detenuto. Ma l’epilogo scelto da Griffin appare frettoloso e poco coerente con l’evoluzione dei personaggi, lasciando la sensazione di un’occasione mancata.

Nel complesso, L’impostore resta una lettura piacevole e scorrevole, ideale per chi cerca un thriller invernale da divorare nelle notti di tempesta. La tensione c’è, l’atmosfera anche, ma resta la sensazione che la storia avrebbe potuto spingersi oltre, giocando con più decisione sulle corde della mente e della fiducia. Una buona compagnia per una serata fredda… a patto che nessuno bussi alla porta.

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